Da "Acoustic.Space-3", October 2000
Nessuno osi chiamarlo plagio!
Intervista con 0100101110101101.ORG
A cura di the thing roma
In principio 0 e 1 non sapevano nemmeno di essere al mondo. Di avere un corpo, una sensibilità, una mente. Poi, un bel giorno, a forza di essere barattati e riassemblati in ogni genere di permutazioni, presero finalmente coscienza di sé. Si cristallizzarono in una stringa asettica e lunga al punto da non poter essere memorizzata da un essere umano, ma corta a sufficienza da rientrare nel campo delle URLs di un browser. Vi attaccarono un bel suffisso (.org) e diedero vita a 0100101110101101.ORG
Dal giorno in cui 0100101110101101.ORG prese coscienza di sé in molti si sono occupati di l/ei. Ma in pochi hanno capito veramente se dietro a questa stringa vi sia della vera "carne umana", o non si tratti piuttosto di un'entità che si scompone e ricompone autonomamente, secondo un Fato che Noi Umani non siamo più in grado di interpretare.
Sta di fatto, che da quando 0100101110101101.ORG è entrato in essere (qualcuno parla di un giorno X sul finire del 1998, in quel di Bologna) in molti hanno cercato di afferrarne le reali intenzioni, ma in pochi sono riusciti veramente a comprenderle. Il primo a farne le spese è stato il mondo della net.art, che ha visto alcuni dei suoi siti più noti risucchiati in quel vortice di "zeri" e "uno", di cui in fondo, essi stessi sono composti.
Il primissimo turno toccò a Hell.com una sorta di anti-sito nato nel 1995, apparentemente senza contenuti e inaccessibile al pubblico, un buco nero concettuale aperto tra le maglie della Rete sovraccarica di informazioni e seduzioni. Nel giro di tre anni tuttavia, Hell si trasformò in un trampolino di lancio per artisti e designer di punta. Come primo tentativo di sfruttare l'hype che circondava la nuova forma d'arte Hell organizzò Surface, una mostra su web che promuoveva artisti come zuper!, absurd, fakeshop e altri ancora. Era il febbraio del 1999 e all'inaugurazione della mostra, fu invitato, come in una comune galleria, solo un ristretto numero di persone. A godere del privilegio (a essere ciè dotati di una password) furono i sottoscrittori di Rhizome, una delle prime mailing list ad occuparsi di net.art. Durante le 48 ore dell'opening, mimetizzandosi tra la folla dei visitatori, "0" e "1" entrarono nel sito e ne scaricarono, servendosi di un browser offline, l'intera struttura. La ripostarono quindi sul proprio sito, ma senza protezioni, rendendola così accessibile a tutti i navigatori. Il plagio suscitò l'immediata reazione di Kenneth Aronson, proprietario di Hell, che accusò 0 e 1 di furto e minacciò una causa internazionale per violazione delle leggi sul copyright. Oggi, a più di un anno di distanza, il sito di Hell è ancora liberamente consultabile su 0100101110101101.ORG.
La seconda a cadere nella trappola fu Olia Lialina, net.artist russa di prima generazione e fondatrice della prima galleria su Web, Art.Teleportacia, che mette in vendita diverse opere di net.art, legate soprattutto al primo periodo. Di fronte all'inevitabile domanda, "come si può vendere un'opera di net.art se è già consultabile gratuitamente da tutti?", la Lialina ha sempre sostenuto che l'originalità di un'opera di net.art è garantita dal suo dominio. Il possessore di un'opera, secondo l'artista russa, vedrebbe garantita la sua proprietà dalla possibilità di consultarla sul server in cui l'artista l'ha collocata la prima volta. Il fatto che l'opera possa esser stata replicata su altri siti è irrilevante: essa rimarrà di pubblico dominio, ma solo il possessore vedrà assicurato il diritto di accedere all'URL originale, grazie a un certificato rilasciato dalla galleria. Anche Art.Teleportacia ovviamente fu risucchiato nella stringa di 0100101110101101.ORG. Lo stesso sito che vendeva "l'originalità" dei domini, si ritrovò, nel giugno del 1999, a vendere le sue merci due volte, ma senza grandi variazioni di prezzo...
Dopo Art.Teleportacia (siamo ora nel settembre del 1999) fu la volta di Jodi, delizioso sito di Ascii Art, lanciato circa tre anni fa dal duo belga Joan Heemskerk e Dirk Paesmans. Se fino a quel momento 0 e 1 avevano re-mixato in modo random le pagine copiate dai net.artist, il sito di Jodi venne semplicemente clonato. "Downloaded and uploaded", senza la minima variazione.
A questo punto, e siamo ormai alle cronache dei nostri giorni, la stampa internazionale online (Le Monde, New York Times) prende coscienza dell'esistenza di un sito che si dedica scientificamente al plagio dell'arte-on-line. Il che produce un'ondata di panico sui rischi che la commercializzazione della nuova arte corre. Senza che si tenga conto, che nel sovraccarico informativo, il problema è proprio quello della visibilità. E, che, quindi, forse, la replicazione accresce l'aura di un'opera anziché indebolirla.
Nell'intervista che segue, 0 e 1 ci spiegano come, in realtà, il loro scopo primario non sia mai stato quello di attaccare questo mercato.
- D.: La prima domanda riguarda il vostro background. Quando avete deciso di lanciare 0100101110101101.ORG? Da che tipo di percorso provenite -- di artisti, programmatori, attivisti, pranksters?
- R.: 0100101110101101.ORG non risponde mai a questo genere di domande. L'anonimato non è semplicemente una questione di nomi propri, ma ha a che vedere anche con i background e le biografie. Ogni volta che iniziamo un nuovo lavoro cambiamo i nostri nomi, per una lunga serie di motivi. Qui e ora siamo 0100101110101101.ORG, e questo è tutto quello che devi sapere.
- D.: In che modo i vostri plagi prendono forma? Iniziate con i sorgenti, per poi inserire variazioni nei contenuti in un secondo momento?
- R.: 0100101110101101.ORG non si preoccupa molto del "soggetto" dei plagi, a volte non lo apprezza nemmeno, come nel caso di Hell.com, è interessato solo all'azione di copiare e replicare, scaricare e ripostare, e nelle implicazioni di questo tipo di azioni. Naturalmente il "soggetto" deve avere determinate caratteristiche per dare alla clonazione un certo significato, ma non è certamente la cosa più importante.
- D.: Ma con Hell, avete rovesciato il significato di tutti gli avvertimenti che l'utente riceve sulle prime schermate. Espressioni come "Hell è un web privato e parallelo" sono state detournate in "Hell è un web libero e parallelo". Scaricandolo e ripostandolo senza password, l'avete praticamente hackerato, socializzandolo con un pubblico più ampio dei sottoscrittori di Rhizome. In questo caso, il plagio della struttura e l'alterazione dei contenuti si spiegavano a vicenda tenendosi in uno stato di mutua tensione. Perché considerare la manipolazione del contenuto come meno significativa di quella della struttura? Non sono ugualmente importanti?
- R.: Certo che lo sono, non puoi considerarli separatamente. La duplicazione di siti come Hell.com, fortemente protetto da copyright e password, ha determinate implicazioni. Violare copyright e protezione è parte dell'azione perché amplifica il significato della clonazione. Ma non bisogna guardare solo questo aspetto, altrimenti si rischia di cadere in interpretazioni semplicistiche.
- D.: Ho visto ad esempio che vi siete serviti anche del Web Stalker, sfruttandolo non come browser per navigare, ma come una sorta di interfaccia o porta d'accesso ai siti. Quali sono le modalità con cui decidete di ricombinare software ed estetiche differenti?
- R.: 0100101110101101.ORG usa Web Stalker perché è interessato a sperimentare nuove forme di fruizione della Rete. 0100101110101101.ORG considera il "downloading" uno dei possibili modi di rapportarsi al Web, e Web Stalker è un altro. Ci sono molti browser alternativi ("Riot", <earshot>, "Netomat" ecc.), ma Web Stalker è sicuramente il più interessante perché impone di guardare al Web da un nuovo punto di vista, non più "estetico", ma "strutturale". In un certo senso è quello che fa 0100101110101101.ORG quando scarica un sito. Un buon offline browser - come Web Devil - mantiene tutti i nomi originali dei files e la gerarchia delle directory, così, scaricando un sito, ne scopri le modalità di funzionamento interno: è come guardare nel cervello del suo autore, il che a volte può essere interessante.
Il lavoro di cui parli è stato realizzato con Web Stalker e mostra alcuni siti da un punto di vista inusuale, non la simulazione HTML ma altri aspetti degli stessi siti: la mappa dei link, la lista dei file e dei sorgenti. E' un contributo alla messa in discussione del modo di navigare standardizzato e "assistenziale" dei browser tradizionali. La maggior parte delle persone apprezza i siti di net.art per il loro design, ma la cosa più interessanti sono spesso i sorgenti e l'architettura interna.- D.: Perché avete deciso di plagiare dei siti di arte online? La maggior parte del plagiarismo online, è stato finora di contenuto più strettamente politico. Con l'eccezione del plagio del sito di Documenta X, la maggior parte dei plagi sono stati diretti verso siti di corporations (Tesco, WTO) o di esponenti politici (Zedillo, Giuliani). Il plagio si è configurato come un'azione di disturbo volta a sollevare dubbi sulla veridicità di certi messaggi veicolati attraverso la Rete. A che cosa punta il plagio di siti d'arte come Jodi, Hell e Teleportacia?
- R.: 0100101110101101.ORG non tratta solo siti d'arte. Il lavoro con www.vaticano.org - un falso sito della Santa Sede apparentemente identico a quello ufficiale ma completamente diverso nei contenuti - è rimasto attivo per un anno, fino a che Network Solutions non ha reciso il contratto a causa di mai chiariti "problemi tecnici". Questo sito è un buon esempio di uso "hacktivistico" del Web.
D'altro canto non è necessario essere esplicitamente politici per fare qualcosa di politico. Al momento 0100101110101101.ORG sta lavorando su questioni differenti, come il concetto di originalità, riproducibilità, autenticità e copyright, sollevando problemi e contraddizioni che non riguardano esclusivamente l'arte, ma che hanno a che vedere con il libero flusso e lo scambio dell'informazione.
Internet è entrata a pieno regime nell'era "infoware", e l'informazione sta diventando la più importante forza produttiva. Nel momento in cui si accetta che un sito di net.art sia un'opera d'arte in sé, copiarlo significa plagiare un'opera d'arte, non un sito sull'arte (o sulla politica): l'azione ha valore in sé. Questo è il motivo per cui nell'ultimo clone, Jodi, non è stato cambiato nulla: l'intero sito è stato semplicemente duplicato, per chiarire che ciò che interessa a 0100101110101101.ORG è - citando Godard - "mostrare il meccanismo".- D.: Pensate che l'arte-on-line abbia un possibile mercato?
- R.: Come tutte le altre forme d'arte anche la net.art costruirà il proprio mercato. E' naive pensare che la net.art non sia vendibile perché "immateriale", ha solo bisogno del tempo necessario per crearsi il suo spazio nel mercato. E' un'illusione che viene alla luce ogni qual volta nasce una nuova forma d'arte. Tutto è stato venduto come arte: azioni, paesaggi, animali vivi, idee, aria, persone. Tutto, potenzialmente, può diventare arte ed essere venduto come tale. Perché non la net.art?
- D.: La replicazione di certi siti può mettere in crisi il mercato della net.art?
- R.: La riproducibilità digitale minaccia uno dei pilastri del mercato - non solo dell'arte ma di tutta la produzione culturale in generale - ossia l'autenticità. Non è più possibile difendere la proprietà di un'opera nel momento in cui diviene riproducibile a costi bassissimi, in un numero infinito di copie e senza perdita di qualità. La creazione di nuove forme di commercializzazione della proprietà intellettuale appare evidentemente necessaria.
Le azioni di 0100101110101101.ORG non sono da considerarsi "attacchi all'arte", sono piuttosto "sopra", "attraverso" o "con", ma non contro. Quando 0100101110101101.ORG l'ha replicato, Hell.com non era ancora un sito a pagamento, ma solo protetto da copyright e password. I tempi sono maturi per iniziare a ri-utilizzare l'arte e la cultura in generale, invece che produrre nuova "arte", e questo può esser fatto in un solo modo: con un comportamento realmente "interattivo".- D.: Cosa volete dire con "interattivo"?
- R.: Un'opera d'arte, in Rete o no, non può essere interattiva di per sé, sono le persone che devono usarla interattivamente, è lo spettatore che deve usare un'opera in un modo imprevedibile. Copiando un sito stai interagendo con esso, lo stai riutilizzando per esprimere dei contenuti sconosciuti all'autore stesso. Interagire con un'opera d'arte significa essere spettatore e artista simultaneamente, i due ruoli coesistono e si fondono. Potremmo definirla meta-arte, ossia la caduta delle barriere interne all'arte; lo spettatore diviene artista e l'artista diviene spettatore: un semplice testimone di ciò che accade al proprio lavoro. La condizione necessaria al fiorire della cultura del ri-utilizzo è il totale abbandono del concetto di copyright, che è anche una conseguenza naturale dell'evoluzione digitale.
- D.: Ma ci sono modi diversi di ri-usare qualcosa. Se copi qualcosa il tuo livello di interazione rimane piuttosto basso. Nel passato, ai tempi dell'Impero Romano per esempio, l'atto del copiare era considerato un'arte di per sé: "plagiare" una scultura greca o, più tardi, un Picasso e un Rembrandt era qualcosa che solo pochi artigiani potevano fare. L'imitatore o il plagiarista doveva passare attraverso un lungo processo di auto-istruzione in modo da acquisire le tecniche dei maestri. Oggi, con il digitale, ogni persona in possesso di poche capacità tecniche può facilmente replicare e manipolare siti web complessi, usando un software, un pezzo di codice. Credete che un approccio di massa alla tecnologia di replicazione favorirà la crescita collettiva di forme di espressione creative? Non pensate che ci sia il rischio di un incremento del rumore di fondo, in cui gli individui combatteranno per emergere dall'anonimato e attrarre l'attenzione pubblica? Questo processo di democratizzazione non rischia di eliminare il potere contrattuale di artisti e lavoratori immateriali? Voglio dire per i grandi gruppi, i musei e i galleristi è molto meglio avere un'offerta così grande, gli dà molto più potere di selezione.
- R.: Paradossalmente più l'atto di replicare siti si diffonderà e meno avrà un valore artistico. Nel sistema artistico contemporaneo il più grande bisogno è la "novità". Se 0100101110101101.ORG copia un sito, l'azione viene considerata "arte" perché 0100101110101101.ORG è considerato un "artista"; ma se qualcun altro iniziasse a copiare siti allo stesso modo di 0100101110101101.ORG sarebbe considerato un "falso" egli stesso. Ovviamente questo non significa che 0100101110101101.ORG approvi tale sistema, ma è questo il modo in cui funziona. Quando plagiarist.org ha clonato 0100101110101101.ORG il punto in discussione non è stato che qualcun altro stava cominciato a copiare come forma d'espressione, ma che plagiarist.org ha dovuto copiare il suo stesso sito passando attraverso quello di 0100101110101101.ORG. L'attenzione si è focalizzata su questo particolare perché era la prima volta che si verificava una situazione simile. Il sistema dell'arte ha sempre bisogno di novità per preservarsi, è il suo "istinto di conservazione".
- D.: In ogni caso, copiando siti di web art ricadi automaticamente in un determinato circuito e incontri un determinato pubblico, non c'è modo di uscirne. Non credete sia importante sfumare i confini che separano l'arte da ciò che non è considerato tale, attraversando campi e pratiche differenti?
R.: Poiché non vivi su un'isola deserta, qualsiasi cosa faccia non è confinata in un campo specifico e isolata dal resto. L'abbattimento dei confini tra arte e vita è una vecchia utopia prodotta dalle avanguardie storiche. Più l'avanguardia ha cercato di demolire la distinzione tra arte e vita e più la distinzione è cresciuta. Fluxus rappresenta un buon esempio di questo modo di pensare, e nessuno lo apprezzerebbe, o anche solo comprenderebbe, senza aver studiato arte contemporanea. Salvator Dalì, una delle più grandi truffe del secolo, era esplicitamente elitario e apparentemente "complesso", eppure è diventato uno degli artisti più popolari in assoluto, uno dei più apprezzati, in particolar modo dalla "gente comune". Cercando di non essere recuperato cadi nelle paranoie alla Debord, rischiando di diventare ancora più elitario; d'altro canto, se cerchi di fare quello che il pubblico si aspetta da te, scadi nella "banalità pop". Più diventi popolare e più perdi il controllo sul tuo lavoro, che diviene così "proprietà pubblica".