Da "Cyberzone", Jun 2003

Artivism: quando l'arte diventa consapevole
Intervista a 0100101110101101.ORG, Jaromil e Giacomo Verde

di Tatiana Bazzichelli

0100101110101101.ORG, Jaromil, Giacomo Verde: tre approcci all'arte e alla tecnologia simili e diversi allo stesso tempo. Li abbiamo incontrati per riflettere su diverse questioni che oggi coinvolgono necessariamente chi ha deciso di fare arte consapevole e chi ha deciso di utilizzare la tecnologia per aprire le porte del cosiddetto Sistema dell'arte.
Un approccio che punta a realizzare opere accessibili, riproducibili e allo stesso tempo critiche verso i meccanismi cristallizzati della visibilità e della rappresentazione artistica. Per un'arte che sia art-ivism, azione, che vada a toccare direttamente i nervi scoperti della tradizione, creando un processo in cui si è coinvolti in prima persona.
Non più quindi interrogativi sull'estetica e sull'unicità di certe opere, ma sulle numerose potenzialità che offre la riproducibilità, l'uso del copyleft, la condivisione degli strumenti e dei linguaggi, il disvelamento del potere mediatico, il detournamento dei codici

1) Accessibilità. Non originalità. Riproducibilità. Tre concetti che ben identificano la sperimentazione artistica che fa uso del digitale e che possono avere molteplici significati. Nel vostro lavoro quale assumono?

0100101110101101.ORG:
In linea di principio l'arte è sempre stata riproducibile: ogni cosa fatta da un uomo può essere rifatta da un altro uomo. Con il digitale questa operazione è ancora più semplice, dato che ogni file è riproducibile all'infinito senza perdita di qualità, e ogni copia è identica all'originale. Non ha più senso parlare di autenticità e unicità. Dopo l'invenzione della stampa, con l'automatizzazione della riproduzione, è sembrato necessario definire i diritti dell'autore come inventore e non solo come artigiano. La figura dell'autore è nata in un'organizzazione sociale ed economica peculiare ed è naturale che passi in secondo piano quando il sistema di comunicazioni e di relazioni sociali cambia.
Fino a qualche anno fa, solo una sala d'incisione aveva a disposizione un masterizzatore di CD, oggi lo abbiamo in casa. Per non parlare del peer-to-peer. Questo è un cambiamento irreversibile, di fronte al quale tutta la legislazione sulla proprietà intellettuale diventa obsolescente.
Ma attenzione: il fatto che la figura dell'autore non sia più così importante non condiziona né la qualità della produzione culturale né la creatività artistica. Questo dovrebbe farci riflettere sulla natura sociale della cultura: nessuno ha idee che non siano state direttamente o indirettamente influenzate dalle relazioni sociali che intrattiene, dalla comunità di cui fa parte. Non esiste il genio isolato dal mondo e ispirato dalla musa, esistono solo persone che si scambiano informazioni e rielaborano quello che è stato già detto in passato, è sempre stato così, la cultura è un enorme e infinito plagio.

Jaromil:
101. mi spiego: L'accessibilità è una chiave di volta per due miei progetti, nel tentativo di sviluppare strumenti utili per i meno esperti, per chi è meno interessato ad imparare contorte formule informatiche, ma semplicemente vuole sfruttarne le sue più recenti potenzialità. Il primo è MuSE: un software per fare radio in rete che offre un'interfaccia grafica intuitiva; il secondo e' dyne:bolic GNU/Linux, un intero sistema operativo che gira direttamente da CD, senza bisogno di istallare nulla, anch'esso configurato in modo da suggerire la sua stessa operabilità e rendere il più naturale possibile l'interazione.
L'originalità è importante: nell'impegno a sviluppare un software libero che possa risolvere problemi o desideri altrimenti insoddisfatti. Credo che non troverei mai la pazienza di implementare qualcosa che già esiste, anche solo per reimplementare uno strumento altrimenti commerciale e proprietario, anche se con lo scopo di liberarlo: lo trovo noioso.
Riproducibilità? Tutte le mie creazioni sono software liberi, quantomeno quelle degne di esser menzionate. Sia gli strumenti che sviluppo che i materiali stessi che produco.

Giacomo Verde:
Dipende a quale settore del mio lavoro le riferisco. Rispetto all'uso delle tecnologie in teatro diventano dominanti i concetti di Accessibilità e Riproducibiltà nel senso che cerco di realizzare performance e "macchine sceniche" che possano essere degli "strumenti" facilmente riutilizzabili anche da altre persone.
Mentre la "Non-originalità" rimane una questione poco rilevante perché ogni performance è comunque legata all'originalità vivente di ogni performer. Nella creazione elettronica (che va dai video al web o alle installazioni) i tre termini possono avere valori diversi a secondo dell'argomento che sto trattando. Rimane comunque costante di ogni mio lavoro utilizzare i tre termini per la "sdrammatizzazione" e la "smitizzazione" degli apparati tecnologici e della figura dell'artista: sono molto contento quando qualcuno dopo aver visto un mio lavoro dice: - ma questo allora potrei farlo anch'io!

2) L'etica hacker è un'attitudine che va a toccare direttamente esperienze di vita quotidiana e modi di concepire progetti e relazioni. Che significato ha per voi questo termine?

0100101110101101.ORG:
Nessuno. Non abbiamo né etica, né morale. L'unica responsabilità di un artista è essere irresponsabile.

Jaromil:
Più che di etica parlerei di attitudine.
È la voglia di metterci le mani dentro, di non rassegnarsi ad usare senza comprendere, a gettare senza riparare, ad accettare passivamente delle regole che spesso possono essere confutate, rotte, violate generando nuove allettanti possibilità.
Un hacker è curioso ed irriverente, incredulo e cerebrale, razionale quanto basta da sapersi deliziare nell'irrazionalità irraggiungibile del caso (o kaos che dir si voglia), estatico ammiratore di frattali ed eloquente ministro dell'entropia che vagheggia in rete. La consapevolezza del valore delle informazioni nel mondo d'oggi che porta l'hacker ad organizzare la propria rivoluzione sulla base della condivisione del sapere, un'ideale esperimento di redistribuzione del potere che non ha precedenti e che costituisce la più visionaria, egualitaria e deliziosamente caotica risposta al teorema di Hobbes in cui il Sapere è Potere: le informazioni vogliono essere libere!

Giacomo Verde:
Per me vuol dire riuscire a recuperare e diffondere informazioni e modalità di creazione tecnologica considerate difficili per la maggioranza della gente.
Vuol dire dimostrare che è possibile utilizzare le tecnologie forzando i "libretti di istruzione" e i "limiti consigliati" senza essere per forza degli esperti e riuscendo ad ottenere risultati interessanti, utili o piacevoli. Vuol dire cercare di rapportarsi in maniera antiautoritaria e orizzontale sia con i visitatori che con i collaboratori delle mie oper'azioni. Vuol dire rendere "trasparente" il fare arte e l'uso delle tecnologie.

3) La GNU General Public License (GPL) sviluppata dalla Free Software Foundation ha rivoluzionato il concetto di copyright, portando a una formula che, pur tutelando l'autore, permette agli utenti di modificare l'opera adattandola alle proprie esigenze, mantenendola allo stesso tempo libera (free). Applicando il copyleft alle opere artistiche quali potrebbero essere gli effetti sulle dinamiche di potere che da sempre alimentano il Sistema dell'arte?

0100101110101101.ORG:
Con qualche adattamento è possibile applicare il modello copyleft a tutti i prodotti intellettuali, ed è quello che abbiamo fatto: ogni persona può copiare, modificare e ridistribuire tutto quello che produciamo, anche a fini di lucro se vuole. Sempre più realtà dimostrano che la logica "copia piratata = copia non venduta" di logico non ha proprio niente. Altrimenti non si capirebbe come mai il romanzo Q di Wu Ming, scaricabile gratis da tre anni, sia arrivato alla dodicesima edizione e abbia superato le duecentomila copie vendute, o come mai 0100101110101101.ORG continui a fare mostre nei più grossi musei del mondo. In realtà più un'opera circola e più vende. Autorevoli esempi ci vengono da altre discipline: i già citati Wu Ming nella letteratura, i Negativland nella musica, Jaromil nel software. È semplice, il copyleft funziona meglio sia per gli "autori" che per i "fruitori" e nel nuovo quadro c'è sempre meno spazio per i parassiti della cultura (case editrici, etichette discografiche, SIAE varie e mediatori di ogni risma).

Jaromil:
Nel cosiddetto "Sistema dell'Arte" è assolutamente necessario accettare
ciò che già di fatto è una rivoluzione dei nostri tempi: è assurdo oltre che senza speranza osteggiare le nuove forme di libertà offerte dai mezzi comunicazione contemporanei applicando su di esse dei modelli economici di altri tempi.
Di fatto la motivazione di molti artisti che osteggiano il copyleft è proprio economica: si fottano! perdio, Antonin Artaud li ha seppelliti anni fa quei dannati manichini!
Nei nuovi vettori estetici che costantemente scaturiscono dalle opere liberate si rivelano forme d'evoluzione dell'espressione che davvero comprendono il valore del Tempo e della Tradizione - dal latino "traditione", cioè consegna, trasmissione.

Giacomo Verde:
Non penso che la sola applicazione del copyleft possa modificare le dinamiche del potere economico nell'arte. La questione è molto più complessa. Il culto della personalità su cui si basa tale mercato va oltre il diritto d'autore. E poi un oggetto unico come un quadro dipinto a mano rimane comunque un oggetto unico anche se si ha il permesso di duplicarlo. Quello che sta cambiando è che il sistema dell'arte, anche se arriva a pagare solo la "prestazione artistica", alla fine riesce comunque a generare degli "oggetti" che ne garantiscano la gestione del plusvalore. Meglio cercare di allargare le pratiche artistiche fuori dal Sistema ufficiale con l'intenzione di portargli via "pubblico".

4) Computer deconstructing.Culture Jamming. Media Hacking. Cyber Squatting. Tante definizioni per le diverse pratiche hacktiviste che si stanno diffondendo attualmente nella Rete e fuori. Da una fase di "elogio del virtuale" sembra che si stia passando a una fase di "autocoscienza mediatica" che punta a svelare i retroscena di una cultura della rappresentazione. Pensate che si possa parlare di resistenza mediatica attraverso l'arte?

0100101110101101.ORG:
Non ci sentiamo parte di alcuna resistenza. I media, per la nostra generazione, esistono da sempre: siamo cresciuti davanti alla TV, e viviamo in Rete. Il nostro desiderio di manipolarli è più che naturale, è istintivo. La Rete è nostra: è stata creata da persone come noi per persone come noi, e continueremo ad usarla come ci pare. Noi siamo il mainstream della rete, e i vecchi mass media sono la resistenza, la diga è crollata e una nuova cultura sta allagando le case delle persone, niente può fermare il processo in corso, è come fermare un proiettile con la carta igienica.

Jaromil:
L'arte è contemporaneamente l'ultima e la prima delle trincee in questa battaglia dai nomi carnevaleschi che qui gli attribuiamo. Osmoticamente legata ad ogni altra dimensione del vissuto, per sua stessa natura rappresenta e per sua stessa natura rompe gli schemi convenzionali di rappresentazione. Dipende dall'opera d'arte in questione (e non dall'artista!) e dal contesto nel quale è inserita, drammaticamente responsabile del senso: come le opere lasciate marcire nei musei, come il graffito
sul muro di una città bombardata.

Giacomo Verde:
Più che di resistenza preferisco parlare di "modalità originali dell'uso dei mezzi di comunicazione" e per questo alternative a quelle dominanti. Il termine resistenza mi fa pensare ad uno stato di contingenza troppo ristretto e comunque subalterno. È vero che attraverso l'arte si può agire contro il "potere post-spettacolare" ma secondo me è più efficace farlo eludendo lo scontro diretto, creando modalità e opere che ci convincono per quello che sono e non perché sono segno di "resistenza al nemico". Infatti le opere più efficaci, per me, sono quelle che nascono per risolvere esigenze, o esprimere immaginari, che i media ufficiali non sanno o non possono affrontare.

5) Fra le varie forme di "appropriazione" che si stanno sempre più affermando nella Rete e negli altri media, il potere di visibilità sembra essere quello per cui lo scontro è più forte. Ha più potere chi riesce a essere più visibile, a gridare più forte. È possibile ribaltare questo meccanismo e giocarci dopo averne compreso il linguaggio?

0100101110101101.ORG:
Io mi accontenterei di comprenderlo e attuarlo. Ottenere visibilità è fondamentale, il ruolo di un artista oggi è quello di creare nuovi paesaggi mediatici, di guadagnare visibilità e audience. Il nostro pubblico non è solo quello che va nei musei e nelle gallerie, ma le 100.000 persone che visitano il sito ogni anno, questo è il nostro target. Dobbiamo produrre l'informazione del futuro, e siccome non possiamo prevedere cosa succederà, lo dobbiamo inventare.

Jaromil:
Credo che in questo gioco abbia più potere chi ha più informazioni, più contenuti da diffondere, che siano di utilità tangibile per un maggior numero di persone, che siano provate, che siano vissute. Sul lungo periodo lo strillone resterà senza fiato: è un passaparola che lo seppellirà.

Giacomo Verde:
Non capisco cosa intendi per ribaltare il meccanismo. Se intendi: riuscire ad essere visibili usando le sue tecniche per poi dichiararsi contrari... non penso che sia possibile. Guarda Jovanotti! ;-) La visibilità attraverso i media dominanti è una cosa che comunque "si paga". Le volte che mi sono trovato ad essere "visibile" mi sono accorto che veniva amplificato solo quell'aspetto del mio lavoro che loro riuscivano a "comprendere". Inoltre è facile essere poi "assoldati" quando hai dimostrato di saper usare la "tecnica del grido". A me pare più giusto elaborare modalità di diffusione delle idee e delle notizie che eludano l'ansia di visibilità pur sapendo che è una condizione di cui bisogna tenere conto. E comunque non mi pare interessante cercare di avere potere quanto piuttosto di depotenziarlo.

6) La Rete presenta una doppia faccia della medaglia. Quella che brilla ricorda le prime teorizzazioni sulla positività del "villaggio globale". In quella più oscura ci sono i pressanti tentativi di censura e di intrusione nella nostra privacy, favoriti dalla stessa struttura pervasiva della Rete. Ha ancora senso "difendersi"? Come la ricerca artistica può aiutare in questo senso?

0100101110101101.ORG:
Non c'è nulla da cui difendersi. Se una cosa è in bilico, spingila e falla cadere. Il nostro life_sharing (anagramma di file sharing), è un sistema di condivisione dei file, in tempo reale, basato su Linux. Dal gennaio 2001 diamo accesso libero e illimitato a tutti i contenuti del nostro computer: testi, immagini, software, la posta privata. Puoi letteralmente perderti in un enorme labirinto di dati. life_sharing è un modello nuovo di architettura di Rete, che ha trasformato un normale sito in un potente "personal media" per la condivisione digitale totale. Alla fine degli anni '90 lavoravamo esclusivamente riutilizzando, rubando e rimescolando materiali di altri, nel 2000 abbiamo invertito questa prospettiva condividendo tutto quello che facevamo, con tutti, gratuitamente e in tempo reale. Infotainment illimitato dalla generazione peer-to-peer. La privacy è stupida.

Jaromil:
Ha senso la consapevolezza, per difendersi occorre quella ed un minimo di conoscenze tecniche: in fin dei conti non credo sia giusto definire la struttura della Rete "pervasiva". La ricerca artistica può articolare meglio questa consapevolezza,
diffonderla e rielaborarla elevandola ad intuizioni propositive: tutto questo purché l'artista sappia bene cosa sta facendo e con cosa sta avendo a che fare, insomma anche lì un po' di conoscenza tecnica non guasta.

Giacomo Verde:
L'unica cosa che mi interessa nascondere è che non ho niente da nascondere. Non mi va di mettere in piazza i panni sporchi: ci sono troppi venditori di detersivi pronti a saltarti addosso. È sempre bello vedere in tanti paesi del sud Italia le porte delle case sempre aperte, la gente seduta in strada a parlare e a prendere il fresco: è lì che è nata la mafia.

7) Quali sono i vostri progetti in corso?

0100101110101101.ORG:
Non riveliamo mai quello cui stiamo lavorando. Molte delle nostre operazioni richiedono la sorpresa, perciò vengono organizzate in segretezza, anche per motivi legali. Così è stato per Vaticano.org: un enorme sito esteticamente identico a quello ufficiale - www.vaticano.va - ma con contenuti alterati. L'operazione, recentemente definita "il primo Internet Golpe", dirottò nell'arco di un anno più di 200.000 ignari visitatori. Questo tipo di cose va fatto in silenzio...

Jaromil:
dyne:bolic - http://dynebolic.org che e' il "CD che si avvia da solo" di cui parlavo prima, ovviamente liberamente scaricabile nonché distribuito occasionalmente da riviste in edicola.
FARAH - http://FARAH.dyne.org che e' quella che reputo la mia vera e più matura opera di net-art: un viaggio attraverso i territori occupati della Palestina nel quale ho raccolto materiali audio e immagini, storie nelle quali provo a descrivere la cultura palestinese senza menzionare la guerra che affligge quelle popolazioni da ben 50 anni. Tutti i materiali sono liberamente scaricabili e consultabili in Rete, inoltre una recente esibizione "WILL" sta esponendo il tutto in una galleria d'arte a Toronto: spero non sia la prima. Definisco FARAH un'opera di net-art poiché con essa ho provato ad utilizzare la Rete come mezzo privilegiato per svelare una bellezza altrimenti resa irraggiungibile dalla guerra e mai menzionata dai media convenzionali.
MuSE - http://muse.dyne.org che è un software facile da usare che permette di fare radio "streaming" in Rete, anch'esso libero nonché già incluso in parecchie distribuzioni UNIX come FreeBSD, NetBSD, Gentoo ed altre.
TUBOCATODICO - http://TUBOCATODICO.dyne.org che è una performance di
teatro d'interferenza: una riflessione sul ruolo odierno della televisione e sul suo potere di condizionare e ritmare la vita dei suoi spettatori.
Nello spazio scenico suoni colori e forme provenienti in tempo reale dai segnali di televisioni locali svelano l'immaginario subliminale nel quale navigano le percezioni dello spettatore esso stesso in scena. Adoro il teatro e mi cimento con piacere in questa performance, anche appoggiandomi alle ottime qualità del mio compare DinDon ed all'esperienza fatta nella compagnia riminese Giardini Pensili alla quale devo molto.
FreeJ - http://freej.org è uno software libero per fare veejaying, cioè
manipolazione di video in tempo reale tramite un sistema di filtri e layer comandato da tastiera. All'inizio è un po' ostico come ogni strumento, ma quando ci fai la mano dà anche soddisfazione. Io ci lavoro nelle mie performances teatrali.

Giacomo Verde:
Rispondere all'intervista della Bazzichelli.
Finire il tecno-spettacolo per ragazzi www.dgHamelin.com con Renzo Boldrini e cercare di attivare il sito www.dgHamelin.org con alcune studentesse dell'Accademia di Carrara.
Realizzare i videofondali-live con l'utilizzo del mixer digitale per lo spettacolo sul paesaggio "Del gerbido e della vigna" di e con Lorenza Zambon.
Terminare il tecno-racconto ipertestuale con fondali interattivi in Flash "Storie Mandaliche" con Xear.org e ZoneGemma.
Realizzare, assieme ad altri studenti di Carrara, il sito 5116MAYA in cui mettere a disposizione i video realizzati nella performance fatta con gli studenti dell'Accademia di Macerata e ispirata al testo di E. Galeano "Il diritto al delirio".
Avviare il progetto di ricerca "Dove sono le Utopie?" utilizzando i materiali di 5116MAYA ed altro ancora per farne spettacoli, conferenze, siti web, feste ecc. ecc. con Xear.org e altri.
Cercare di crescere il meglio possibile il mio piccolo Tommaso.

 

N.B Riferimenti:
Sito degli 0100101110101101.ORG:
HTTP://0100101110101101.ORG/
Sito di Jaromil: http://www.dyne.org
Sito di Giacomo Verde: http://www.verdegiac.org
Sito di Tatiana Bazzichelli: http://www.strano.net/bazzichelli