Da "la Repubblica", 14 maggio 2001
E l'ex hacker andò a caccia di sponsorIl successo di un sito misterioso
Riccardo StaglianòROMA - Marcel Duchamp aveva detto una volta che «arte può essere anche l'alito di una persona che si condensa su una lastra di vetro». Renato Posapiani e Tania Copechi (inutile cercare sui motori di ricerca, sono nomi finti), due dei più interessanti netartisti in circolazione, rispondono con una non da meno: «Noi non abbiamo emozioni, abbiamo uno HewlettPackard». Il loro ultimo progetto, cui si è subito interessato il New York Times, è quello del "life_sharing" che è - allo stesso tempo - condivisione della vita e dei file (anagramma di "life") che la raccontano. In pratica è la messa online del computer con il quale lavorano: il suo disco fisso è visibile da tutti, comprese le email che ricevono, i documenti che hanno scritto e quelli che hanno scaricato. Tutto è trasparente, sotto gli occhi di tutti. Chi sono gli autori di 0100101110101101.org, il loro sito, quali sono le loro vere identità, non è dato di sapere e, su quest'aura di mistero, i due hanno costruito una parte della loro fama. Lui, che si fa chiamare Birkut, dovrebbe essere sulla ventina, nato non in Italia (in Slovenia, forse, dato che in quel padiglione esporranno alla prossima Biennale di Venezia) e cresciuto nel nordest (l'accento è veronese, la residenza e il numero di telefono al quale l'abbiamo chiamato, invece, bolognesi). «0100101110101101.org è stato registrato un anno e mezzo fa (all'anagrafe dei siti risulta intestato a tal Choi Woohyong, ignoto signore coreano, ndr) - ricorda Birkut - Abbiamo cercato sin dall'inizio sponsor per realizzare il nostro progetto di mettere in rete la nostra vita ma non ne abbiamo trovati e abbiamo deciso di autofinanziarci. Ma, una volta online, abbiamo ricevuto le proposte di vari musei americani, tedeschi, cecoslovacchi che volevano partecipare finanziariamente all'impresa» come ha fatto il generoso Walker Art Center di Minneapolis, che ha versato l'equivalente di una ventina di milioni di lire.
In precedenza, con azioni di sabotaggio, avevano denunciato «alcune contraddizioni della rete». Avevano falsificato il sito del Vaticano, registrato sotto il falso dominio vaticano.org con la stessa identica grafica ma i testi variamente manipolati, erano penetrati nell'ultradifeso hell.com, una galleria d'arte elettronica e in Teleportacia.org, la prima galleria di Net Art che voleva vendere le opere d'arte digitali con tanto di certificati di originalità. «Non ha senso - è l'argomento - ripetere gli stessi paradigmi dell'arte convenzionale anche in rete. Come Walter Benjamin spiegava già all'inizio del secolo, nell'era della sua riproducibilità tecnica - e ancor più con Internet - essa diviene infinitamente replicabile e fa ridere pensare di venderla come se si trattasse di un'opera unica».