Da "Musica!", supplemento di "Repubblica", 24 febbraio 2000, pag. 37


REALE E VIRTUALE: AFFOLLATA TERRA DI FRONTIERA


di Gino Castaldo

Ma è poi possibile stabilire una netta differenza tra vero e falso? Il compito è diventato oggi perlomeno arduo. Viene prodotta una beffa su un falso artista che produce false opere d'arte, e si dice sia stato fatto per smitizzare la credibilità del sistema delle comunicazioni. Ma alla fine quella non era a sua volta un'opera d'arte? Finta o vera che fosse. Chi si azzarda più a decidere? E infine, c'è ancora da smitizzare oppure il re, a ben vedere, è nudo da molto tempo? Una falsa opera d'arte, o addirittura un falso artista, corrono il rischio non tanto di ingannare, quanto di diventare veri, malgrado loro. In effetti, però, la beffa ha il merito di mettere l'accento su quella che è la più avvincente e incerta partita che si sta giocando in questo momento nel mondo: autentico-artefatto, falso-vero, artificiale-naturale, reale-virtuale. Mettetela come volete, ma alla fine il dualismo gira sempre intorno allo stesso problema: la realtà, e la rappresentazione della medesima. In arte è sempre accaduto, dai primordi, con alcune geniali asserzioni figurative della questione, come nel celebre Las Meninas di Velazquez (qui a fianco), visto che l'artista necessariamente il problema doveva porselo nel momento stesso in cui prendeva in mano i pennelli. Alcuni, come Velazquez, il problema l'hanno proposto apertamente, svelando, pur nel gioco del mistero, che le prospettive della rappresentazione non definiscono, ma inventano. La novità, se vogliamo, è casomai nel fatto che il dualismo, con tutte le sue implicazioni, sia tracimato in tutte le altre attività umane. Nelle attività ludiche, in politica, perfino nella peggiore e più tragicamente concreta delle espressioni, ovvero la guerra, per la quale il gioco delle immagini "globali" ha fatto da quinta forse ingannevole rispetto al quando e dove, a chi erano i cattivi e chi i buoni. Se, del resto, siamo in grado di definire "intelligente" un missile-bomba che deve distruggere tutto quello che trova al suo arrivo, ma in modo "intelligente", ritroviamo perfino nelle parole una drammatica incertezza di rappresentatività. In realtà le avvisaglie storiche di Luther Blissett e la recente provocazione di Darko Maver, rischiano di diventare in breve caratteristiche, o pericoli, soprattutto dei sistemi di comunicazione informatica. Come alcuni studiosi hanno da tempo profetizzato, il web potrebbe essere il più clamoroso e incontrollato propagatore di falsi (e in questo caso parliamo di "notizie") che la storia abbia prodotto. Quello di Darko Maver potrebbe essere uno scherzino davvero innocente se paragonato alla possibile creazione di eventi, notizie, guerre e chissà cos'altro, nella finzione della rete, il cui aspetto di duplicazione simbolica (e virtuale) del mondo reale è ancora superficialmente lasciato all'intuizione dei singoli utenti. Rimane una certezza: il confine tra reale e virtuale è diventato un luogo sempre più affollato. Se prima era una terra di nessuno nella quale si avventuravano solo esploratori coraggiosi, sognatori, eroi del crepuscolo, oggi è una piazza affollata e rumorosa. Il rischio è casomai che si prosciughino i domini tradizionali, quelli in cui si sa dove si è, ovvero il totalmente reale, e il totalmente artificiale. Vale la pena, almeno, di rispolverare vecchie pagine ingiallite che di questa confusione hanno anticipato le suggestioni: Calderon de la Barca, Velazquez, il Bardo Todol, Ernst, e tanti altri che non avrebbero mai sospettato di poter diventare guide per il turismo di massa.