Da "Rhizome", 26 June 1999


0100101110101101.ORG: art.hacktivism


di Luther Blissett

La net.art è considerata la prima forma d'arte nata e cresciuta (e morta?) in internet. Un'opera di net.art dipende ontologicamente dalla rete e non può essere creata e fruita per mezzo di alcun altro supporto. Una fotografia o un dipinto esposti in un sito non sono net.art, perchè è possibile riversarli su un altro supporto, cioè carta fotografica o tela. Lo stesso vale per un filmato, per un brano musicale o un romanzo. La net.art non può esistere se non in internet, non avrebbe infatti alcun senso filmare o fotografare un sito e considerare il filmato o la fotografia net.art. La net.art va creata e fruita in rete. O perlomeno questo è quanto è stata la net.art fino ad ora; si stanno già sviluppando altre forme, ad esempio gli Operating System Indipendenti, ma siamo in una fase del tutto embrionale.

La net.art, nata solo qualche anno fa, è destinata a divenire "la" nuova forma d'arte. E la cosa più assurda è che proprio i net.artisti sembrano non aspettare altro. Ognuno con il proprio sito, ognuno con il proprio dominio, ognuno con la propia galleria si stanno gettando a capofitto nelle pastoie dell'arte tradizionale. Stanno ignorando completamente ciò che la net.art potrebbe/dovrebbe essere, stanno tradendo le autentiche potenzialità della rete.

Il dibattito verte sempre e comunque su un solo argomento: come si possa vendere un'opera di net.art. In altre parole come si possa fare regredire la net.art fino allo stato di arte tradizionale. E le risposte arrivano, eccome se arrivano. Fioriscono le gallerie, fioccano le collezioni nei siti dei più importanti musei d'arte contemporanea del mondo, si moltiplicano gli articoli sulle riviste patinate, si diffondono le più assurde proposte di commercializzazione. Tutto questo all'insegna di un unico grande ideale: la "C" cerchiata. Risultato? Nell'arco di due anni la net.art sarà in tutti i musei e in tutti i manuali di storia dell'arte, con tanto di nomi e cognomi dei "protagonisti del periodo eroico", date, correnti, influenze, generazioni e via dicendo, tutti i quintali di merda che siamo costretti ad ingoiare da sempre. Ma non era questo che speravamo. Speravamo che, almeno in rete, potesse nascere qualcos'altro. La rete è il paradiso del no-copyright, del plagiarismo, della confusione e dello scambio, perchè diavolo stanno cercando in tutti i modi di ricreare una realtà identica a quella che ci circonda?

Ciò che distingue la net.art da qualunque altra forma d'arte sembra essere l'"interattività", o perlomeno questo è quello che da sempre sentiamo ripetere. Bene: l'"interattività" come la si intende solitamente è una illusione, una panzana, fumo negli occhi. Quando l'utente visita un sito (che sia net.art o no non fa alcuna differenza) con il suo click non fa altro che scegliere un percorso. Le possibilità che ha a disposizione sono già state previste dall'autore, decide semplicemente cosa vedere prima e cosa vedere dopo, sceglie solamente l'ordine: questa non è interattività. Sarebbe come affermare che una mostra in un qualunque museo è interattiva perchè il visitatore ha la possibilità di scegliere da che stanza cominciare, quali opere vedere prima e quali dopo e girare attorno ad una scultura osservandola da diversi punti di vista. Se la net.art è interattiva, allora lo è anche Canova.

Ma ultimamente qualcosa è cambiato, ed è avvenuto in Italia. Si tratta di 0100101110101101.ORG, passato alla ribalta delle cronache per avere hackerato hell.com, scatenando una tempesta di dibattiti in tutte le mailing list del settore fino a risvegliare un gigante del calibro del New York Times, il quale si è visto rifiutare un'intervista.

0100101110101101.ORG sta cercando di mostrare che l'arte in rete può davvero divenire "interattiva": deve essere il pubblico ad usarla in modo interattivo: bisogna usare un'opera d'arte in modo imprevisto (non-previsto e non prevedibile) dal suo autore. Sottrarla al suo normale ciclo (studio/galleria/museo oppure homepage/hell.com/Moma) e riutilizzarla in modo nuovo, diverso, imprevedibile. Quando questo succede nel "mondo reale" la gente va in galera. Anche la rete si sta evolvendo in questa direzione, si stanno riproponendo tutti i paradigmi dell'arte classica.

Quelli che, in assenza di altre definizioni, chiameremo "ibridi" sono i primi file comparsi in 0100101110101101.ORG. Si tratta di pagine di altri net.artisti ricombinate in modo pressochè casuale. Questa sezione del sito fa capo ad un random centrale, l'interfaccia cambia ogni volta che lo si visita. A poco serve la toolbar, il comando "back" perde la sua logica funzionale: ogni pagina è collocata nell'imprevedibile sequenzialità del caso. 0100101110101101.ORG downloada i siti degli altri net.artisti e li manipola come vuole, li usa in modo interattivo, li riutilzza in modo non previsto dall'autore.

È di tre settimane fa il caso "open_source_hell.com" del quale, nonostante se ne sia parlato moltissimo, pochissimi ci sembra abbiano colto nel segno, riportiamo uno stralcio di un comunicato girato in quei giorni:

www.HELL.COM nasce nel 1995 come opera d'arte concettuale, un anti-sito non accessibile al pubblico, che non vende nè promuove niente: un vero e proprio buco nero nella rete. Per più di tre anni HELL.COM, un sito senza contenuto, mai indicizzato nè linkato, conta milioni di richieste di accesso da parte di persone che digitano il nome nei motori di ricerca. Diventa quindi un contenitore di siti di net.art e di gallerie d'arte cui è possibile accedere solo su invito e la cui lista dei membri è estremamente riservata; come loro stessi lo definiscono: "a private parallel web". L'idea che sta alla base di HELL.COM è di creare una rampa di lancio per cyber-artisti estremamente elitaria e con mal dissimulate aspirazioni venali... un fottuto museo insomma!
Nel mese di febbraio 1999 HELL.COM organizza "surface": una mostra di diversi net artisti, alcuni tra i nomi più conosciuti sono Zuper!, Absurd e Superbad. Come tutti gli eventi di HELL.COM anche questo non è accessibile al pubblico ma viene aperto in esclusiva per gli iscritti a RHIZOME, un'organizzazione dedicata alla diffusione di informazioni nel campo dei nuovi media.
Durante le 48 ore di apertura 0100101110101101.ORG scarica tutti i files del sito; il clone viene successivamente rimesso in rete, questa volta in versione anticopyright, visibile, riproducibile e diffondibile liberamente e grazie ad alcuni accorgimenti tecnici più facilmente downloadabile.
La convinzione che l'informazione debba essere libera è il conseguente tributo al modo in cui un ottimo computer o un valido programma lavorano: i bit binari si muovono lungo il percorso più logico, diretto e necessario a svolgere il loro complesso compito. Che cos'è un coputer se non qualcosa che beneficia di un libero flusso d'informazione?

Dopo sole due ore dall'apertura di open_source_hell.com sono partite le minacce di denuncia per vilazione di copyright da parte di JUSTICE@HELL.com, puntualmente ignorate. Il sito-clone è tuttora online, con un incredibile afflusso di visite.

La notte del 9 giugno è toccato ad "Art.Teleportacia". "Art.Teleportacia" è la prima galleria di net.art comparsa in rete, e detiene il deprecabile primato di aver varato il primo tentativo di vendita di opere di net.art. La mostra in questione si chiamava "Miniatures of the heroc period" (Miniature del periodo eroico), ed era costiuita da alcune pagine di cinque tra i net.artisti più famosi al mondo - Jodi, Vuk, Irational, Easylife e Lialina - in vendita a circa 2000 $ l'una. 0100101110101101.ORG ha clonato la galleria, manipolato i contenuti e uploadato il tutto nella versione "anticopyright", ovviamente senza chiedere il permesso ad alcuno e violando il copyright del sito originale. La mostra, da "Miniatures of the heroic period" è divenuta "Hybrids of the heroic period" (Ibridi del periodo eroico) e le cinque opere "originali" sono state sostituite da altrettanti "ibridi", files ottenuti ibridando pagine dei suddetti net.artisti con altri scarti della rete. Inutile dire che d'ora in poi sarà molto più diffcile vendere tali opere...

I pilastri teorici che reggono Art.Teleportacia sono tre: 1 Un'opera di net.art può essere venduta come si vende una qualsiasi opera d'arte - 2 Ogni opera di net.art deve essere coperta da copyright e nessuno fuorchè l'artista può downloadarla e nemmeno linkarvisi senza il permesso dell'autore - 3 La "firma" di un'opera di net.art risiede nella "Location bar", l'unico modo che abbiamo per verificare che un'opera sia originale è controllare l'url.

Clonando Art.Teleportacia 0100101110101101.ORG ha fatto cadere tutti i presupposti della galleria, sono infatti evidenti le contraddizioni cui questa linea di pensiero va incontro. Tecnicamente parlando infatti ogni persona che visita un sito scarica automaticamente tutti i files che vede nel proprio cache, in pratica li possiede già (esistono poi programmi specifici per downloadare interi siti), non ha perciò alcun senso mettere in vendita pagine che sono già negli hard disk di milioni di persone, bisognerebbe piuttosto spiegare agli utenti il modo più veloce per downloadare un intero sito. Non dobbiamo dimenticare che si tratta di codice binario: ogni opera di net.art è riproducibile all'infinito - è giunta finalmente "l'epoca della sua riproducibilità tecnica" - e ogni copia è in tutto e per tutto uguale all'"originale". L'idea di originale viene meno, e con essa sparisce anche il concetto di falso e di plagio. Se è obsoleto parlare di originale nel mondo reale, diventa assolutamente paradossale nella rete.

Ci sembra che questo sia il filo conduttore che dai cosidetti "ibridi" porta fino ad Art.Teleportacia passando per Hell.com. Il genio isolato dal mondo ispirato dalla musa non esiste, esistono solo persone che si scambiano informazioni e rielaborano quello che è stato già detto in passato, è sempre stato così, la cultura è solo un enorme ed infinito plagio in cui nessuno inventa niente e tutto viene rielaborato, e questa rielaborazione avviene collettivamente, nessuno crea nulla da solo. Questo succede anche nel mondo reale, ma la rete è il posto migliore per dimostrarlo, non c'è bisogno di sfregiare dipinti o fare i baffi alle cartoline, ora si può downloadare, modificare e uploadare.

Sognamo centinaia di 0100101110101101.ORG che replicano i siti più famosi all'infinito, in modo che nessuno possa più parlare di originale, vorremmo vedere centinaia di Jodi e di hell.com, tutti diversi, tutti originali, e nessuno potrebbe più denunciarti per violazione di copyright. L'off-line browser sarà il pennello di una nuova generazione di artisti?

 

HTTP://WWW.0100101110101101.ORG
http://www.hell.com
http://art.teleportacia.org