Da "Il Sole 24 Ore", 21 gennaio 2001, p. 36


Zero Uno, libera arte in Rete

Pirati e ribelli eroi della navigazione


di Daniele Perra

Il principio della "fiction identity" è l'elemento chiave della ricerca dei fondatori di 0100101110101101.ORG, che non è il sito Internet di un fantomatico laboratorio informatico, né di un bizzarro dipartimento di universitario di matematica. Dietro a questa lunga serie di 0 e 1, sigla difficile da memorizzare e che fa esplicito riferimento al codice binario, si cela in realtà il progetto concettuale di una coppia di giovani artisti italiani che adotta tutte le strategie possibili per tutelare il proprio anonimato: all'ultima edizione del festival Ars Electronica hanno partecipato sotto i falsi nomi di Lisa Parry e Franco Dagani. Per brevità li chiameremo Zero Uno.
La loro ricerca si basa sulla battaglia per la libera circolazione dell'informazione e delle idee contro il copyright; sulla messa in discussione del concetto d'interattività, di autore e spettatore, di copia e originale; sulla convinzione che commercializzare la net art sia pretesa vana. Ad attirare l'attenzione internazionale è stato il "furto elettronico" del sito Hell.com, "a private parallel web" accessibile solo con una password. Quando nel febbraio del 1999 il sito ha ospitato per la durata di 48 ore la mostra virtuale "Surface", in cui erano presenti i lavori di alcuni net artisti internazionali, gli Zero Uno non si sono lasciati scappare l'occasione e hanno clonato Hell.com mettendolo sul proprio sito a disposizione di chiunque. Naturalmente sono piovute su di loro le accuse di violazione del copyright, che hanno alimentato accesi dibattiti all'interno della comunità digitale. Qualche mese dopo, è stata la volta di Art.Teleportacia, prima galleria di Internet dedicata alla vendita di opere Web, fondata nel 1998 da Olia Lialina.
Se dal punto di vista cronologico la paternità del "clone d'autore" spetta all'artista Vuk Cosic, che nel 1997 ha realizzato una copia esatta del sito di Documenta X, il merito di aver trasformato l'atto di sabotaggio elettronico in un compiuto e tenace progetto artistico va attribuito agli Zero Uno. I quali non si limitano a copiare altri siti per qualche ragione difficilmente accessibili, ma utilizzano spesso i materiali recuperati per dare vita a nuovi "ibridi", fornendo chiavi d'accesso e di visualizzazione alternative: spesso con esiti, oltre che spiazzanti, anche provocatori e ironici. Basti pensare all'eclatante caso Darko Maver, la cui invenzione è stat in parte rivendicata dalla giovane coppia di artisti. Oppure al progetto vaticano.org. Nel dicembre 1998 gli Zero Uno ne hanno acquistato per un anno l'indirizzo Internet (che allo scadere del contratto è passato ad un'associazione romana), e numerose persone l'hanno visitato pensando che fosse quello ufficiale del vaticano. La grafica era pressoché identica, cambiavano però i contenuti, colmi di imprecisioni ed errori, con alcuni testi tratti addirittura dalle canzoni degli 883.
I ripetuti atti di plagio, tra cui quest'ultimo, non hanno però valenze politiche né sovversive; sono semplicemente un veicolo per mettere in discussione l'architettura della rete. Così il loro ultimo progetto life_sharing, che fa parte del programma Emerging Artists/Emergent Medium avviato dal Walker Art Center di Minneapolis e che sarà presentato nel sito dall'istituzione americana nel mese di febbraio, si basa sul concetto di condivisione dei propri dati personali. Anagramma di File Sharing, con life_sharing gli Zero Uno non si limiteranno a condividere con gli utenti una sola directory ma l'intero hard-disk. Il visitatore potrà così accedere al loro computer, al desktop, all'archivio, scoprirne le strategie di comunicazione, seguire lo sviluppo dei loro progetti, usare i free software messi a disposizione e garantiti dalla Gnu General Publi License, e persino leggere le loro e-mail private, 24 al giorno pere la durata di un anno intero. Anche in quest'occasione vengono sollevate questioni non propriamente di natura estetica. Il primo problema è legato al concetto di privacy: il computer è una sorta di vetrina della nostra vita privata e professionale, conserva tracce nitide delle nostre idee, risorse, progetti, interessi, relazioni sociali.
Ancora in fase di sviluppo è attualmente un altro progetto, una nuova sfida che non mancherà di suscitare qualche perplessità questa volta fra coloro che hanno visto gli Zero Uno come i ribelli dell'era digitale. Trasformeranno innanzitutto il dominio da org a com, così da poterlo utilizzare anche a scopi commerciali. Quindi sfrutteranno l'enorme flusso di visitatori del loro sito, l'eterogeneità del proprio bacino d'utenza e la vasta copertura mediatica per fare di WWW.0100101110101101.COM un vero e proprio contenitore di banner pubblicitari. Senonché i banner non saranno collocati come in un comune sito commerciale: essi invaderanno letteralmente l'home page e saranno amalgamati con una serie di immagini disparate, prelevate dalla cultura di massa e dall'iconografia della rete. Allo scopo di autofinanziarsi gli Zero Uno sfrutteranno così i meccanismi propri della new economy. Una sorta di neo baratto elettronico con il quale si aprirà, forse, un nuovo capitolo dell'arte e della comunicazione in Internet.