From "l'Unità", 14 February 2000


"ABBIAMO SVELATO I TRUCCHI DEI CRITICI"

Gli 0100101110101101.ORG raccontano qui come "intervengono" nelle loro operazioni "beffarde".


a cura di A.C.

D.: In che cosa si differenziano le vostre operazioni dall'arte "tradizionale"?

R.: 0100101110101101.ORG cerca di "mostrare il meccanismo". Invece che produrre un oggetto materiale (dipinto, scultura o video che sia) organizza le informazioni e decostruisce i processi, con lo scopo di sovvertire dall'interno - usando le sue stesse armi - il sistema di produzione, distribuzione e fruizione dell'arte. Duchamp, tramite i readymade, ha dimostrato che, nel moderno sistema culturale, il contenitore è di gran lunga più importante del contenuto: nel momento in cui un orinatoio viene esposto in un museo diviene automaticamente un'opera d'arte, pur trattandosi dello stesso oggetto che nel resto del mondo viene usato quotidianamente. 0100101110101101.ORG non ha fatto altro che estremizzare questo assunto, al punto da rendere arte qualcosa di inesistente: nel momento in cui Darko Maver esiste come essere mediatico (articoli, mostre, manifesti ecc.), allora esiste tout court.

D.: Ma esiste solo nella finzione dei media, è in qualche modo "virtuale"

R.: L'universo dei media è sempre più indipendente dalla realtà. Per quanto distorta, la finzione televisiva dipende comunque dalla realtà. Nel sistema mediatico contemporaneo, e in particolare con l'evolversi di Internet, sta venendo meno questa condizione: l'esistenza virtuale è vincolata sempre meno all'esistenza reale, la "realtà mediatica" è sempre più indipendente dalla "realtà reale". Se 0100101110101101.ORG non avesse svelato la beffa, Darko Maver avrebbe continuato ad esistere, a far parlare di se attraverso mostre, documentari, cataloghi e via dicendo.

D.: Cosa avete cercato di dimostrare con questa operazione?

R.: 0100101110101101.ORG ha cercato di svelare i meccanismi che soggiacciono all'arte contemporanea, di mostrare palesemente che sono i critici ed i galleristi che hanno il potere di creare un'artista, indipendentemente dal valore del suo lavoro; questo fenomeno è comunemente accettato o dato per scontato e ne viene sottovalutata la portata. Nel caso di Darko Maver 0100101110101101.ORG ha semplicemente saltato gli intermediari ottenendo il risultato di attirare l'attenzione sui processi piuttosto che sulle opere. Paradossalmente, nella sua dichiarata inesistenza, è più autentico Darko Maver che decine di altri presunti artisti. L'arte è una forma di alchimia che, invece che trasformare il metallo in pietra preziosa, trasforma la merda in oro (Piero Manzoni vendeva i suoi escrementi letteralmente "a peso d'oro"). Potenzialmente ogni cosa può divenire arte, si tratta solamente di conoscere le regole del gioco, trucchi compresi.

D.: Si è trattato quindi di una provocazione contro l'arte condotta dall'interno del sistema stesso?

R.: Non un'azione contro determinate istituzioni o testate - la rivista Flesh Out, tanto per fare un esempio, ha collaborato attivamente fin dall'inizio - ma una pura azione dimostrativa. Le opere d'arte, anche le più radicali, finiscono per rafforzare lo status quo perché rafforzano la predisposizione del pubblico a ingerire passivamente codici rigidi e stereotipi visivi e comportamentali. È solo smontando tali meccanismi che li si può comprendere e rifiutare; non abbiamo bisogno di altri "oggetti d'arte", quanto di opere in grado di rendere il pubblico più consapevole.

D.: Come pensate di riuscire a risvegliare nel pubblico un senso critico?

R.: Ad esempio insinuando il dubbio: come Darko Maver è stato creato a tavolino, allora anche tutti gli altri artisti potrebbero esserlo. Secondariamente smitizzando la figura dell'artista come genio creatore, isolato dal mondo e ispirato dalla musa, idee nefaste che si trascinano dal romanticismo.

D.: E ritenete di aver raggiunto il vostro scopo?

R.: Da zero alla Biennale di Venezia in un anno, nemmeno Peggy Guggenheim avrebbe saputo fare di meglio. Un'ultima cosa, 0100101110101101.ORG dedica questa operazione a Piero Cannata, il più grande e sottovalutato artista contemporaneo che, nonostante l'avversione del mondo, continua la sua incredibile opera.